About

“She walks in beauty, like the night
Of cloudless climes and starry skies,
And all that's best of dark and bright
Meets in her aspect and her eyes;
Thus mellow'd to that tender light
Which Heaven to gaudy day denies.”

1813, Lord (George Gordon) Byron

Il mio nome è Gaia, ho la fissa per le sirene, i capelli rossi, i rossetti opachi, i fiori di zucca e i film strappalacrime.

Da bambina ero una mezza ribelle: un po’ sboccata, indossavo magliette da basket, calzoncini Umbro e le Bull Boys al posto delle Lelly Kelly. La preadolescenza mi ha visto convertita a gonne tartan su jeans a zampa e una buona dose di ombretto giallo canarino (ovviamente non sfumato!) con orrore di mia nonna Clementina e di sua sorella Clara, con cui sono cresciuta. Due donnine bionde, ingioiellate, elegantissime e molto curate.

Ho assistito per anni ai loro riti pagani di trucco: crema colorata Nivea, ombretto azzurro (ovviamente non sfumato!), unghie dipinte di rosso, fard acceso sulle guance e rossetto ben steso, una fucsia e l’altra arancio (SEMPRE, anche tra le mura domestiche).

Mi portavano con loro tutte le settimane dal parrucchiere Italo, a cui ho sempre fatto milioni di domande a cui lui, con grande cortesia, ha sempre risposto approfonditamente, contribuendo al mio bagaglio culturale su tinture e balsami.

Questa passione – grande – l’ho ereditata da loro. La mamma nel calderone ci ha aggiunto l’amore per i libri e da sola ho mescolato cinema, cartoni animati, cucina e un pizzico di moda. Sembrano tanti questi interessi, ma chi mi conosce sa che sono proprio così, che la “bellezza” mi colpisce sempre, in tutte le sue incredibili e svariate forme: dal bizzarro profilo di una pianta grassa nel garden vicino a casa, al sorriso tenero di mio nonno quando gli impiastricciavo la faccia di rossetto, dalle tasche in una gonna a pois (“no vabbè ha le tasche, io la infilo nel carrello!”), alla leggerezza di un ricciolo sfuggito allo chignon della ragazza seduta davanti a me in treno.

Buona lettura!
G.